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“Riaprire le palestre almeno alle categorie più fragili” intervista a Eugenio Cresseri

Massofisioterapista, massaggiatore sportivo, allenatore e personal trainer, oggi anche docente di Massaggio sportivo e Kiniesology presso la Libera Università di Scienze del Benessere Apulia, Eugenio Cresseri è il delegato di Anpals per la regione Lombardia e sta portando avanti, attraverso l’associazione, una battaglia che gli sta particolarmente a cuore, quella per la riapertura di palestre e centri sportivi almeno per chi, a causa di problemi di salute, ha una forte necessità di tornare ad accedere a queste strutture e al supporto dei professionisti che vi operano.

Eugenio, con Anpals state portando avanti una campagna di sensibilizzazione sul legame tra sport e salute: perché è così importante?
Perché se parliamo di sport come attività motoria di base stiamo parlando di qualcosa che ha benessere e salute all’interno della sua stessa definizione: si tratta infatti di un tipo di movimento che si fa per stare bene e per migliorare le proprie condizioni fisiche. I benefici dell’attività fisica sono noti già dall’antichità e sono dimostrati ed esaltati in centinaia di studi scientifici. Per questo sosteniamo che è paradossale eliminare il movimento in un momento come questo. Lo sport è fondamentale per rendere l’organismo più forte e in grado di difendersi meglio e per rendere il sistema immunitario in grado di rispondere in modo adeguato all’attacco di virus e batteri.

Il tuo impegno in particolare è rivolto a far emergere i bisogni delle categorie più fragili…
Esatto, stiamo mettendo in campo una serie di iniziative per chiedere la riapertura di palestre e centri sportivi per garantire l’attività motoria di base almeno a chi ne ha bisogno per affrontare delle patologie. Penso ai malati oncologici, ai diabetici, ai cardiopatici, a chi soffre di depressione o di altre patologie psichiche. Per tutte queste persone il rinforzo psicofisico che può essere garantito dall’attività motoria è fondamentale, ha in molti casi la stessa valenza di un farmaco. Penso inoltre ai soggetti e in particolare ai bambini sordociechi che ho visto con i miei occhi letteralmente rinascere una volta immersi in una piscina, e in generale penso a tutti quegli individui con disabilità che trovano grande giovamento dall'attività fisica. Ricevo tante chiamate da queste persone o dai loro familiari che mi chiedono consigli e supporto e che mi raccontano delle grandi difficoltà nell’effettuare l’esercizio fisico da soli, in casa o all’aperto che sia. In questi casi occorre fare del movimento mirato, occorre essere guidati da professionisti. Non possiamo abbandonare queste persone.

Cosa state facendo con Anpals per sensibilizzare le istituzioni in questo senso?
Abbiamo fatto una conferenza stampa e poi scritto al Presidente del Consiglio, al Ministero della Salute e a molte altre istituzioni, enti e associazioni compreso il Tribunale per i diritti del malato. Speriamo di avere al più presto risposte e soprattutto di sbloccare una situazione davvero assurda e che mette a rischio la salute di molti.

Quali sono gli altri temi sui quali state lavorando in Anpals?
Innanzitutto l’associazione nasce con l’obiettivo di rendere più forte il settore del fitness e delle palestre attraverso un’idea estremamente innovativa che è quella di mettere insieme i titolari delle strutture e gli istruttori. Due categorie che non sempre hanno remato nella stessa direzione, ma che invece io ho sempre ritenuto che dovessero farlo, per il bene di entrambi. Oggi questa coesione va rinsaldata più che mai per mitigare gli effetti che questa pandemia sta portando innanzitutto dal punto vista umano e poi anche sociale, lavorativo, economico. Lo sport e in particolare i centri sportivi sono sinonimo di adesione, condivisione, socialità, nascono per avvicinare, per mettere in relazione e quindi, quando usciremo dall’emergenza sanitaria, dovremo essere pronti a riacquistare quella dimensione di vicinanza seppure in modalità nuove. Ecco l’impegno di Anpals va anche nella direzione di contribuire alla costruzione di un modo nuovo di accesso e di fruizione per quanto riguarda palestre e centri sportivi.

Cosa è possibile prevedere, già da oggi, per il futuro del settore?
Sicuramente i parametri di sicurezza da applicare saranno molto rigorosi mentre l’affluenza in massa all’interno delle strutture difficilmente potrà riprendere nei modi e nella misura che conoscevamo prima della pandemia. Allo stesso tempo ritengo probabile che si tornerà a fare ricorso in modo importante alla figura del personal trainer di cui magari si potrà fruire anche direttamente a casa propria: in quest’ottica sarebbe importante che fossero gli stessi centri sportivi a organizzare e mettere a disposizione servizi di questo tipo, fornendo così anche garanzie e standard elevati di professionalità e sicurezza. Insomma molte cose cambieranno ed è fondamentale farci trovare pronti ad assecondare questo cambiamento. Anche in questo si inserisce Anpals che si pone come catalizzatore di innovazione attraverso un’attività di consulenza, appoggio, guida nei confronti dei suoi iscritti. Vogliamo porci come punto di riferimento utile, attendibile, operativo, efficace e anche rapido e facilmente accessibile nel fornire consigli e informazioni. Sono convinto che la sfida che ci aspetta, quando questo periodo terribile sarà passato, sarà innanzitutto una sfida sociale che si giocherà molto sulla capacità di riportare le persone ad avere fiducia nell’altro. Noi intendiamo fare la nostra parte in questo senso, mettendoci a disposizione in modo davvero utile e concreto, anche attraverso le tante opportunità, gli sconti e le agevolazioni che proponiamo agli associati. Se saremo uniti e se sapremo veicolare al meglio le energie di tutti riusciremo a crescere e ad essere sempre più forti, per far valere le nostre idee. Solo così potremo essere artefici del nostro futuro che sarà un futuro bello e proficuo.